#5giornia5stelle 109° puntata, 17 febbraio 2017

 

Il Movimento 5 Selle chiede elezioni subito. Ma elezioni pulite. E il parlamento (nella fattispecie l’aula di Montecitorio) non ha che potuto dare ragione alla proposta a prima firma Dalila Nesci. Si apre con questa buona notizia il nostro racconto settimanale.

Ora il disegno di legge può essere approvato velocemente anche al Senato per garantirci delle norme di trasparenza fondamentali per contrastare i tentativi di inquinamento del voto. Sempre alla Camera è arrivato il lasciapassare – con la fiducia, la prima richiesta dal governo Gentiloni – per il DL salva banche. 20 miliardi di euro per le banche di cui 8 per salvare il Monte dei Paschi di Siena. Ascoltiamo gli interventi in aula di Roberto Fico e Dino Alberti, mentre scorrono le immagini dell’evento che ha visto protagonisti molti portavoce pentastellati nella città toscana.

Ci spostiamo a Palazzo Madama dove ascoltiamo dalle parole di Vito Crimi i motivi del no del M5S al DL “mille-proroghe”che però passa con la fiducia al Senato. Atteso l’ok della Camera in tempi brevissimi (scade il 28 febbraio). Tra le altre cose che il provvedimento, contestatissimo in queste ore dai tassisti, contiene, risultano una norma salva Expo (che favorirebbe anche il sindaco di Milano Sala), una misura salva bilancio per i partiti politici ed una mancata proroga che rischia di affossare l’inchiesta di Napoli su Consip (quella che vede coinvolti tra gli altri il ministro Lotti, il padre dell’ex primo ministro Renzi ed un comandante dell’arma dei Carabinieri).

I nostri microfoni si spostano a Strasburgo, dove nel corso della seduta plenaria è stato approvato il cosiddetto CETA: ovvero l’accordo di libero scambio Canada-Europa. Un accordo che il M5S ha provato ad osteggiare in ogni modo, come ascoltiamo dalle parole di Tiziana Beghin. C’è spazio ancora per una buona notizia per tutti i cittadini abruzzesi: dai soldi delle eccedenze delle indennità dei consiglieri regionali del M5S sono stati raccolti fondi sufficienti all’acquisto di una turbina spalaneve. Ce ne parlano la consigliera Sara Marcozzi e Luigi Di Maio. Apriamo poi una finestra di economia con il “No ad una Europa a trazione tedesca” espresso dal portavoce europeo Marco Valli all’indirizzo di Angela Merkel davanti al Parlamento Europeo e chiudiamo con il lavoro autonomo e la proposta di riforma del M5S raccontata dalle parole di Tiziana Ciprini.

Buon finesettimana.

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DOCUMENTARIO SHOCK SUL CETA: E SE FOSSE UN COLPO DI STATO?

CETABACK

Settimana prossima a Strasburgo il Parlamento europeo voterà la ratifica del Ceta, il trattato di libero scambio fra Europa e Canada. Sono a rischio la democrazia, l’ambiente, la salute dei cittadini, la sopravvivenza delle piccole e medie imprese e persino i nostri risparmi, eppure la stampa italiana censura tutte le notizie sul Ceta. Il gruppo Efdd – Movimento 5 Stelle Europa darà battaglia in aula per contrastare l’approvazione finale di questo Trattato.

VIDEO. Per capire bene i pericoli e le insidie che il Ceta comporta, la regista belga Kristien Pottie ha viaggiato per tutta l’Europa e intervistato esperti e politici che hanno analizzato nel dettaglio il testo del Trattato. Ascoltate e condividete questa intervista.

di Kristien Pottie, regista del documentario “Ceta, un silenzioso colpo di Stato?”

“Solo le persone che sanno davvero cosa è ne parlano ed è incredibile come possano mettere una specie di velo tutt’intorno: “Non parlarne, sarà molto buono per le nostre imprese”. Non è vero, sarà buono per il business dell’1% della popolazione e non per tutti. Non sarà buono per gli aspetti economici, non sarà buono per la protezione delle norme, non sarà buono per i servizi, per i servizi pubblici. Quasi per niente. E neanche per la democrazia.

Il CETA è il trattato di libero scambio tra l’Europa e il Canada. Allora, la mia prima idea è stata quella di parlare con gli “specialisti”, le persone che lavorano nelle associazioni e che stavano studiando il CETA. Quando ho iniziato le mie prime interviste, il testo del CETA era appena stato pubblicato – era lo scorso mese di marzo 2016 – e poi ho pensato che con queste informazioni potevo andare dai politici, porgli delle domande e vedere quanto ne sapevano su di esso. Quando ho parlato con loro, ho notato che quelli che erano contro il Trattato conoscevano abbastanza di che cosa si trattava, ma quelli che erano generalmente a favore quasi non ne sapevano nulla e non erano realmente interessati a conoscere il contenuto del Trattato.

Questi Trattati sono creati su misura per le multinazionali, per le grandi aziende e le grandi industrie perché mettono molto di più in concorrenza i vari Paesi. Questo significa che l’Europa sarà messa in concorrenza con il Canada e se la gente viene messa in concorrenza, i più forti tendono a vincere. Questo significa che le piccole e medie imprese e le entità locali, come quelle agricole, avranno molta difficoltà a competere contro le grandi multinazionali e la fortissima industria agricola in Canada. Questa è la parte economica, e poi ci sono, naturalmente, gli ICS: una corte privata grazie alla quale le multinazionali possono attaccare, usando un metodo unilaterale, i governi quando vengono modificate le leggi che vanno contro i loro profitti. Di solito, qui in Europa, i governi provano a proteggere i consumatori, i cittadini, la salute, l’ambiente, il lavoro, eccetera, ma quello che sta succedendo adesso è che questa politica neoliberista sta cercando di mettere il più possibile tutto ciò che ha a che fare con il pubblico nelle mani private. Ciò significa che i privati proveranno a fare nuovi profitti. Questo comporta che non tutti avranno più il diritto all’educazione, alla salute, a un ambiente sano, eccetera, e questo è una catastrofe.

Per me, uno dei temi più importanti è quello della finanza. Abbiamo avuto la crisi del 2008 e stavano dicendo che dovevamo mettere delle regole. È stata la Commissione di Stiglitz che affermava: bisogna regolamentare, dobbiamo fare in modo che ci sia una divisione tra i due diversi tipi di banche di investimento e le banche in cui i cittadini mettono i loro soldi e ciò che vediamo col CETA è che ci sarà anche una deregolamentazione ancora più grande. Stanno dicendo che non possiamo più dividere una banca, non possiamo limitare la forza di una banca. Questa è una pazzia. Quando ho sentito questo, ho pensato: “Oh mio dio, è ancora peggio. Tutto quello che ho imparato era ancora peggio di quanto potessi immaginare”. Quindi, il CETA è davvero un grande colpo ma nessuno ne parla.

Quello che vediamo, prima di tutto, è che nei media mainstream nessuno quasi mai ne parla. E in secondo luogo, le istituzioni stanno cercando di spingere questi Trattati senza discuterne troppo. Per esempio, abbiamo avuto tre milioni e trecento mila firme di cittadini europei che erano contro il CETA e il TTIP. Questo è immenso, enorme e non ne hanno mai parlato, non hanno mai parlato di quelle 3.300.000 firme e questo è sbalorditivo.

Notiamo che i media sono diretti anche dalle stesse persone che stanno dirigendo l’Europa, in un certo modo. Vediamo, ogni volta, che se siete veramente per la strada, se state veramente vedendo quello che sta succedendo, vi ripetono sempre sui media e in TV, “non vi preoccupate, prenderemmo cura di voi. Tutto andrà bene”. E questo non è vero. Tutto ciò non andrà bene”.

APPROFONDISCI guardando il documentario di Kristien Pottie: “Ceta, un silenzioso colpo di Stato?”. Ecco il link.

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CREIAMO NUOVI POSTI DI LAVORO CON L’ECONOMIA CIRCOLARE

COPERTINA EUROPAdi Sergio Ferraris, Direttore responsabile Quale Energia.

“Oggi si parla sempre più spesso di economia senza interrogarsi però sul quale tipo di economia vogliamo: quella lineare che concepisce le persone e le risorse come una cosa da sfruttare e da utilizzare in maniera infinita, o una più sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale.

Quest’ultima è l’economia circolare: l’input e l’output di materia e lavoro coincidono e si può sviluppare in maniera sostenibile senza i livelli di sfruttamento che vediamo oggi nell’economia classica.

VIDEO. Sergio Ferraris spiega cosa è l’economia circolare e come può portare centinaia di migliaia di posti di lavoro.

 

Questo tipo di economia sta crescendo ma, senza l’aiuto dei cittadini, non può svilupparsi correttamente. Serve l’aiuto di tutti nell’utilizzo delle risorse, cosa estremamente importante in Italia dove c’è carenza di risorse naturali. Facciamo un esempio: prendiamo un oggetto, la cosa migliore che si può fare è quella di sceglierlo perché duri molto e che sia prodotto in Italia in maniera che quel prezzo pagato per produrlo contribuisca a sostenere le pensioni e il sistema sanitario nazionale dei cittadini. Questo oggetto, poi, deve essere gestito. Se si rompe sarebbe meglio ripararlo che comprarne uno nuovo. Se si ha un prodotto finito, come nel caso degli imballaggi, la cosa giusta è il riciclo per poterli riutilizzare. In Italia siamo lentissimi da questo punto di vista.

Prendiamo un oggetto comune come la lattina per le bevande. È fatta in alluminio. Sapete che negli ultimi tre anni tutto l’alluminio usato in Italia è stato riciclato? In Italia non si produce più alluminio primario e siamo bravissimi nel farlo. Produrre alluminio ricavandolo dalla bauxite fa consumare il 95% di energia in più rispetto alle operazioni necessarie al riciclo; senza contare che c’è il vantaggio che l’alluminio si può riciclare una infinità di volte. Il 75% dell’alluminio utilizzato oggi nel mondo esiste da oltre 130 anni, da quando, cioè, è nato il sistema di produzione dell’alluminio. L’alluminio si ricicla in modo naturale e le aziende sfruttano questa potenzialità perché scavarlo dalle miniere ha costi altissimi. Una lattina che oggi avete in mano, magari ieri era un pezzo di un aeroplano e domani potrebbe essere un pezzo della Stazione spaziale internazionale che è fatto in alluminio.

Come l’alluminio esistono altre materie che si possono riciclare moltissime volte: l’acciaio, le plastiche, la carta che ha sette cicli di vita prima che la sua fibra diventi troppo corta. Scegliere gli oggetti, tenerli bene, ripararli e inserirli nel circuito del riciclo è qualcosa che possiamo fare: questa è l’economia circolare. Non è solo una questione ambientale, ma è anche una questione sociale. Si può trattare un rifiuto solo vicino casa e nella comunità in cui si vive. Riciclare produce lavoro. Non si può mandare una materia da riciclare in Cina perché i costi sarebbero troppo alti. Ecco che allora si potenziano le economia locali. Questa attenzione per gli oggetti fa bene anche dal punto di vista economico perché si produce lavoro. Questo è un aspetto poco raccontato dell’economia circolare. Si pensa sempre ai vantaggi ambientali, alla minore produzione di Co2, ma l’economia circolare produce anche lavoro nelle comunità locali. Riciclare, riusare, è un piccolo gesto di attenzione che, se moltiplicato a livello collettivo, può diventare un grande gesto per il benessere di tutti.

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#5giornia5stelle 107° puntata, 3 febbraio 2017

Alle elezioni il prima possibile: la Consulta ha parlato. Ora, come ci ricordano Luca Frusone e Federica Dieni, basterebbero appena due giorni di lavoro nelle due Camere per armonizzare i testi e poi andare al voto.

I cittadini, come hanno fatto capire il 4 dicembre, vogliono andare a votare! I cittadini del Centro Italia, poi, vorrebbero anche vedere delle soluzioni alla loro situazione disperata stretta tra terremoto e neve. Come ricorda in aula al ministro il nostro Andrea Colletti, non si tratta solo di “tragedia” o “fatalità”, ma disastri con dei precisi responsabili e soprattutto responsabili politici. Cosa si aspetta a prendere decisioni?

Vilma Moronese al Senato annuncia la contrarietà del M5S ad una legge delega sul riordino della protezione civile, nonostante siano stati approvati provvedimenti concreti proposti dal movimento (forme di microcredito per superare lo stato di emergenza, agevolazioni, e contributi per dare certezze ai cittadini ed il superamento del Patto di Stabilità per i comuni delle aree colpite). Per questo la portavoce campana preannuncia l’astensione del gruppo per un provvedimento che sarà votato da Palazzo Madama solo settimana prossima.

Questa settimana è arrivata anche la sentenza per la strage di Viareggio. Parlano i familiari delle vittime, e chiedono che a Moretti, condannato a 7 anni di reclusione e con precise responsabilità, sia tolta l’onorificenza di Cavaliere. In aula al Senato il M5S porta la voce dei cittadini con Laura Bottici, e chiede di mettere ai voti la proposta. Il Senato vota, e a larga maggioranza boccia: per la Casta, il condannato deve restare Cavaliere.

A Bruxelles, la nostra Isabella Adinolfi interviene su un fatto che sta facendo discutere la Rete italiana: Google ha deciso di privare dei compensi adsense ben 300 siti in tutto il mondo. Motivo? La solita scusa delle “fake news”, che nei fatti si traduce come informazione non allineata al mainstream. Quell’informazione, insomma, che sta facendo aprire gli occhi ai cittadini. In realtà, sottolinea Isabella, Google si fa censore di opinioni in Rete, non di reati, agendo anche in barba a leggi e trattati.

Al Senato si parla anche di cyberbullismo. Daniela Donno avverte come nei social sia tutto visibile a tutti, quindi ben venga una legge, ma che sia davvero efficace e non solo ricca di belle intenzioni.

Paolo Romano interviene alla Camera sul caso di spionaggio “Occhionero”. Ricorda come i nostri servizi di sicurezza online lavorino in condizioni tremendamente disagiate e siano sotto organico, poche decine di persone in tutto contro le decine di migliaia di altri Paesi. E in più, la nostra struttura di Rete è stata privatizzata proprio dal ministro in carica: come possiamo difenderci, allora?

Titoloni sui giornali per l’abolizione del roaming nei servizi telefonici. Ma c’è davvero da festeggiare? Neanche per sogno: le nuove regole in realtà vedranno aumentare le tariffe per tutti, anche per chi all’estero non ci va mai. L’accordo, in Europa, è stato fatto senza i cittadini e a porte chiuse: i soliti sistemi insomma, che non vanno mai a nostro vantaggio.

Infine, il M5S questa settimana ha combattuto contro il Piano Lupo. Il governo italiano ha deciso di tornare alla caccia al lupo, mentre lo splendido animale è difeso in tutta Europa. Paolo Bernini chiede: perché non si mettono in pratica i sistemi di deterrenza, prima di dare il via alle doppiette? Ci siamo recati anche alla Conferenza Stato-Regioni, per ribadire con forza il nostro NO.

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